Il 9/3 nell’auditorium S. Clelia Barbieri si è svolto l’incontro dell’Arcivescovo con i rappresentanti delle Case di accoglienza per persone fragili e anziani, di ispirazione cristiana, assieme ad alcuni parroci, sul cui territorio sorgono le Case.
Non una iniziativa spot, ma avvio di un percorso comune per rispondere in maniera sempre più qualificata all’impegno che ogni realtà ha sulle spalle, individuando insieme alcuni nodi, con cui è necessario fare i conti, non solo in maniera emergenziale, perché incidono sull’oggi, ma in una prospettiva lunga: l’adeguatezza delle risposte infatti si costruisce avviando processi ed è vantaggioso provare a sortirne insieme (come direbbe d. Milani)
Lo scenario globale, declinabile a livello europeo, nazionale, regionale e di Città Metropolitana parla un linguaggio molto chiaro rispetto al profilo futuro, ma non troppo lontano, delle nostre società.
Caduta delle nascite, con a medio termine una riduzione dei potenziali lavoratori, ed espansione dell’età over 65, che adesso è nella proporzione di un quarto rispetto alla popolazione residente e che entro il 2080 raggiungerà il terzo della popolazione. Il XXI secolo sarà anche per l’Italia il secolo della longevità. Se una parte della futura evoluzione della popolazione è vincolata da avvenimenti non più modificabili, una quota importante del destino demografico sarà determinata dalle scelte e dai comportamenti che si introdurranno per sostenere la genitorialità e costruire una società della longevità che valorizzi gli aspetti positivi dell’allungamento della vita.
I nodi per ora individuati, su cui è stata sollecitata l’attenzione e l’impegno delle Case di accoglienza sono tre.
Una visione di futuro da condividere
Di fronte allo scenario emergente relativo alla popolazione anziana e alla richiesta di quantità e di diversificazione dei servizi, le alternative per le Case di accoglienza non sono tante: rischiare di soccombere con conseguente chiusura e cessazione del servizio, quando l’evidenza di bilanci, personale, attrezzature non danno speranze, oppure resistere su un profilo collaudato, che significa gestire l’esistente, necessariamente in difesa, sperando che ‘non piova’ troppo forte, oppure puntare ad un rilancio, ad uno sviluppo non solo in senso quantitativo, ma con la disponibilità di prevedere anche modalità innovative di servizio, di apertura al territorio per creare reti e ampliare le possibilità con cui si raggiungono le persone più fragili. Naturalmente tutto questo non può avvenire senza investimento motivazionale, di prospettiva e anche di natura economico-finanziaria. L’obiettivo è di non essere sorpresi da ciò che accade e che accadrà sicuramente e di essere possibilmente all’altezza delle domande, in coerenza con la vocazione originaria.
Il rapporto con le parrocchie
L’intreccio non è facoltativo, sotto vari profili. Gli ospiti delle Case di accoglienza sono membri del Popolo di Dio, rimanendo tali anche quando sono nella estrema dipendenza, i tempi della loro vita, le feste, la malattia, la morte, i sacramenti sono un accudimento/una cura da cui le Case di accoglienza di ispirazione cristiana non possono esimersi. Il volontariato, sempre più necessario anche in risposta a domande inedite, deve trovare nella parrocchia, e non solo, un serbatoio capiente. Le Case di accoglienza non possono codificare nei fatti il fenomeno ormai diffuso della segregazione tra le generazioni, anzi possono essere strumenti per una tessitura nuova.
La qualità dell’accoglienza interna in riferimento sia agli ospiti e ai loro familiari sia ai lavoratori.
il Vangelo che orienta il servizio delle Case di accoglienza deve concretizzarsi in azioni e opportunità tese in ogni caso a promuovere e sostenere la dignità di ogni persona, in un annuncio esemplare, di testimonianza anche per il contesto sociale, per altre esperienze di accoglienza, ugualmente alle prese con tutte le dinamiche dell’invecchiamento della popolazione. Occorre custodire con grande cura i profili che fanno di una comunità una realtà cristianamente orientata.
I partecipanti hanno espresso totale condivisione rispetto agli obiettivi della iniziativa e hanno aderito all’invito a rendersi disponibili a partecipare online ad appuntamenti di approfondimento dei nodi evidenziati. L’impegno immediato è di restituire, attraverso la condivisione, quanto emergerà dall’approfondimento in un altro appuntamento comune entro la prima metà di giugno, ancora alla presenza dell’Arcivescovo. L’impegno a lunga scadenza è di percorrere insieme le strade che si individueranno per adeguare presenza e servizio delle Case di accoglienza nella società della longevità, in stretta sinergia con le risorse buone del territorio.
Beatrice Draghetti


