Un gruppo di volontari riflette sulla sua esperienza. Insieme ai bambini sono “maturati” anche loro: ora hanno 70-80 anni e mantengono la voglia di crescere e camminare insieme.
Sono le 16,30. I bambini stanno per uscire dalla scuola Garibaldi, che si trova proprio di fronte alla nostra parrocchia di S. Domenico Savio a Bologna. Ad attenderli tanti genitori. Li guardiamo immaginando un po’ i loro pensieri…
“Come sarà andata oggi? Sarà riuscito a capire cosa dice la maestra? Non era riuscito a fare quel compito a casa… Avrà fatto pace con il suo compagno di banco…? Bisogna portare un altro quaderno? “ .
I pensieri sono più o meno uguali per tutti, ma non tutti riflettono in italiano, molti genitori infatti arrivano da lontano. Il mondo intero si affaccia ai cancelli delle nostre scuole, portando le proprie ricchezze e le proprie fatiche. Alcuni si muovono disinvolti perché sono in Italia già da qualche anno, altri sono in gruppetti ai margini, fanno fatica a comunicare con gli altri genitori e a volte si respira un’aria di diffidenza reciproca.
Già a partire dal 2015 come Parrocchia ci siamo lasciati interrogare dal bisogno di sostegno che hanno i bambini, che a scuola provano a parlare in italiano ed in famiglia parlano solo la propria lingua madre.
Che fatica imparare a leggere, fare i compiti, compilare le schede, quando non si può chiedere aiuto in casa. I problemi linguistici, specialmente all’inizio, sembrano a volte paralizzare l’apprendimento.
Di fronte a problemi sociali, a povertà educative, a differenze culturali, potremmo pensare che noi – come singoli e come comunità – non possiamo farci niente. Sembrano situazioni troppo complesse …
Quando qualcuno ha chiesto al dottor Gino Strada come avevano fatto a operare e curare così tante vittime di guerra lui ha risposto: “Una persona alla volta”.
L’ intuizione, che ha fatto nascere e crescere l’esperienza degli AMICI DEI LIBRI, è stata proprio quella di capire che ciascun bambino aveva bisogno di una relazione significativa con un adulto attento alle sue specifiche difficoltà.
Il lunedì pomeriggio – dalle 16,45 alle 17,45 – i bambini escono da scuola e arrivano direttamente in parrocchia, dove sanno di essere aspettati con affetto, ciascuno dal proprio volontario. Il salone e le aule si riempiono e ognuno legge a bassa voce per non disturbare gli altri. Quest’anno 2025-26 i bambini sono ventitrè.
Due feste all’anno coinvolgono anche i genitori: momenti preziosi per guardarsi negli occhi, accogliersi reciprocamente, condividere il senso di questa esperienza. E sono proprio i genitori che a settembre, nel momento delle iscrizioni, con il loro passa parola tra familiari e conoscenti, accompagnano nuovi bimbi all’incontro con noi. È il segno di una fiducia che si rafforza negli anni e di un radicamento ormai consolidato nel territorio.
Nessuno è rimasto senza risposta per mancanza di volontari: anche per i volontari ha funzionato il passa parola.
In questi 11 anni abbiamo incontrato 116 bambini e le loro famiglie di 17 nazionalità (Bangladesh, Marocco, Cina, Perù, Filippine, Sri Lanka, Pakistan, Kossovo, Costa d’Avorio, Romania, Cuba, Ucraina, Colombia, Moldavia, Tunisia, Albania, Egitto). Il mondo è entrato in parrocchia.
La maggioranza dei bambini ha seguito l’esperienza per due/tre anni, alcuni anche per quattro/cinque.
I bambini, rispetto a 11 anni fa, sono cambiati. La maggioranza di loro ora è nata in Italia, ma restano ancora seri problemi di povertà linguistica. Molte mamme hanno bisogno ancora che i figli facciano da interpreti per comunicare nella società, ma capiscono l’importanza che i loro figli invece imparino bene e li portano, sorridenti.
Arriva anche qualche bambino fresco di immigrazione, ancora senza parole e molto disorientato, che richiede molto impegno per riuscire a comunicare. Capiamo che ce la possiamo fare, quando cominciano a sorridere.
Chi ha finito torna a trovarci, li incontriamo per le strade del quartiere, di alcuni conosciamo le fatiche familiari, ci portano i fratellini più piccoli, perché aiutiamo anche loro…
Per i bambini questa è stata un’esperienza di accoglienza e amicizia, insieme alla scoperta della bellezza dell’incontro con il mondo dei libri, di pensieri e parole nuove, di illustrazioni di qualità.
Grazie a tutti quelli che ci hanno regalato dei libri e all’Arcidiocesi che ci ha permesso di scegliere, acquistare e costruire nel tempo una bella biblioteca!
Decine di volontari si sono alternati in questi anni, una rete di relazioni si è allargata dalla parrocchia e ha coinvolto anche nostri vicini di casa e amici del territorio. Ognuno ha lasciato nel gruppo la sua impronta e si è portato a casa…la gioia.
Paola Vitiello
