Allora non ne avevo consapevolezza, ma fummo dei privilegiati; non a molti dei miei coetanei fu data questa possibilità, perché molti parroci erano restii, per ragioni varie, a trasmettere la bellezza e la ricchezza della Parola. Così la Parola entrò a far parte della mia vita e, tra alti e bassi, non se n’è mai più andata.
Era il 1966. Mi stavo preparando per la maturità. Si stava chiudendo l’adolescenza, dopo la fine del primo grande amore ero inquieta e in ricerca di qualcosa a cui non potevo dare nome. Un giovane prete di Azione Cattolica mi disse: “Vuoi partecipare come responsabile, insieme ad altri giovani, a un gruppo di Azione Cattolica, che si occuperà di annunciare Gesù ai giovani delle scuole superiori di Bologna?”
Ricordo che risposi: “Non ho idea di cosa si tratti, né se sarò in grado…” “Vai e vedrai!”. Allora non sapevo che Filippo, parlando di Gesù a Natanaele, aveva detto “Vieni e vedi”! Fu l’inizio di una avventura che mi modificò la vita. C’erano Enrico, Fabio, Michele, Maddalena e due “capi”: Paolo e Lella.
Don Paolo Rabitti, il responsabile, era un profondo conoscitore della Parola, un amante accanito di san Paolo e amava molto il Concilio. Ci prese sotto le sue ali e iniziò, almeno per me, la scoperta dei vangeli, una conoscenza affascinante che mi cambiò la vita.
In anni in cui in parrocchia la voce del concilio arrivava come un’eco lontana, lì in GS, insieme ad attività varie, serie, ma anche amene, si parlava di Spirito Santo e della prima comunità degli apostoli, che Luca ci presenta in Atti.
Don Paolo ci accompagnò a scoprire il Signore nei testi del Nuovo Testamento che, finalmente, si potevano leggere in modo integrale in italiano. Allora non ne avevo consapevolezza, ma fui, fummo dei privilegiati; non a molti dei miei coetanei fu data questa possibilità, perché molti parroci erano restii, per ragioni varie, a trasmettere la bellezza e la ricchezza della Parola.
Così la Parola entrò a far parte della mia vita e, tra alti e bassi, non se n’è mai più andata.
Anni dopo, quando l’onda della contestazione toccò anche la chiesa, la conoscenza della Scrittura mi salvò dal fuggire lontano. Don Paolo, insieme alla Scrittura ci aveva inculcato, direi infisso nella testa, un concetto semplice, ma potente: la chiesa è nostra madre. Se tua madre fosse una prostituta, diceva, non andresti in piazza a urlare contro di lei, ma cercheresti di proteggerla. È un pensiero che mi ha accompagnato tutta la vita.
Angela Garuti