Accadde che un giorno – facevo la 4^ o la 5^ ginnasio – fra il 60 e il 62 (eravamo subito prima del Concilio), arrivò in classe una giovane supplente di lettere, che, dopo avere preso visione dei programmi, ci apostrofò: “Ma come? Leggete poemi epici, Iliade, Odissea, Eneide, e non leggete la Bibbia? Chi ha in casa la Bibbia alzi la mano!” Nessuno alzò la mano. Neanche in casa mia c’era la Bibbia, nonostante il nonno libraio…
Il mio nonno paterno lavorava presso la Libreria Bononia: un negozio di libri e articoli religiosi che era situato in via Altabella, esattamente dove oggi è la libreria delle Paoline.
Quel nonno era, in famiglia, il grande consulente della mia educazione.
La sua consuetudine coi libri – e coi preti che passavano spesso dalla Bononia, così vicina alla Curia – gli dava autorevolezza in casa nostra. Quando chiedevo ai genitori il permesso di andare al cinema, ad esempio, i genitori consultavano il nonno, perché o era informato o si informava dai suoi amici preti se il film era adatto o meno per una bambina come me. Stessa cosa quando chiedevo di leggere un libro o rivista o giornale, o di acquistare un disco di canzoni, o di guardare un programma televisivo.
Per ogni dubbio di carattere “morale”, si consultava il nonno: ed era ben chiaro che le sue decisioni non si discutevano. E il nonno o sapeva rispondere lui o si informava dai preti e così si andava avanti tranquilli!
Accadde che un giorno – facevo la 4^ o la 5^ ginnasio – fra il 60 e il 62 (eravamo subito prima del Concilio), arrivò in classe una giovane supplente di lettere, che, dopo avere preso visione dei programmi, ci apostrofò: “Ma come? Leggete poemi epici, Iliade, Odissea, Eneide, e non leggete la Bibbia? Chi ha in casa la Bibbia alzi la mano!” Nessuno alzò la mano. Neanche in casa mia c’era la Bibbia, nonostante il nonno libraio…
Io non sapevo che qualche anno dopo avrei letto qualcosa del genere in “Lettera a una professoressa” di don Milani, ma quella osservazione mi colpì molto, forse per il tono scandalizzato o forse la giovane prof avrà detto anche altre cose che non ricordo.
Tornai a casa con un bisogno urgente di avere una Bibbia fra le mani. Ci tenevo moltissimo.
Chiesi ai genitori. Dal tipo di occhiata che si scambiarono mi resi conto di avere fatto una richiesta ardita. Mi liquidarono con un imbarazzato “Sentiamo dal nonno!”. Per parecchio tempo non mi dissero più niente. Io non chiedevo. Loro forse pensavano (speravano?) che avessi dimenticato, io invece, come un chiodo fisso, aspettavo la risposta. Dovetti sollecitarla un bel giorno: “Allora posso avere la Bibbia? Ha risposto il nonno?” Il nonno aveva risposto, dopo essersi consultato con chi di dovere. A me furono riferite cose poco chiare e imbarazzate. La Bibbia adatta per me lui stesso – il nonno – era ben contento di regalarmela. Era un libro dalla copertina rossa un po’ arabescata intitolato “La Bibbia per il fanciullo”: una specie di racconto della Storia Sacra, che ogni tanto si rivolgeva al lettore: “Caro bambino…”. Una quindicenne non poteva apprezzare molto quel tono e quel genere letterario, ma soprattutto io ebbi chiaro che mi avevano imbrogliata: quella non era la Bibbia… Seppi poi che il nonno si era consigliato col vescovo ausiliare, mons. Gilberto Baroni, suo amico, e avevano convenuto che la Bibbia era un libro pericoloso. E per una quindicenne…neanche parlarne.
Pochissimi anni dopo ebbi la mia prima “Bibbia-vera” in un clima radicalmente cambiato dall’aria del Concilio: piccola, tascabile, dell’Editrice Fiorentina, che presi l’abitudine di portare in borsetta, sempre con me. Ce l’aveva aperta e messa fra le mani il Concilio e io avevo accolto quel dono così desiderato quasi “in diretta”, perché quando uscì la Dei Verbum ero già pienamente in grado di intendere e di volere.
Sono più di 60 anni che ogni tanto ripenso a quel libro rosso per il fanciullo, di cui ho stampata nella memoria la copertina arabescata, ma che non ho più trovato in casa. E ricordo la delusione che provai quando mi resi conto che la Bibbia –quella “vera” – mi era stata negata.
E ogni volta che, nel corso della vita – e anche ora che sono vecchia -, qualche classe di catechismo o gruppo di giovani mi chiama a parlare della Bibbia, mi diverto a raccontare questa storia, che appare loro incredibile, ma che rende bene l’idea degli anni immediatamente precedenti al Concilio.
Giancarla Matteuzzi