Dei Verbum

La rivoluzione del Concilio Vaticano II – Paola Dalli

Un modo nuovo di pensare Dio

Quando ero giovane io… eravamo ben diversi dai giovani di oggi, che sono…” e qui critiche a non finire. Già Orazio, più di 2000 anni fa, descriveva questo difetto dei vecchi, chiusi nella nostalgia della loro gioventù, quando erano sani, forti, belli… Ma non credeteci: non eravamo migliori di voi, giovani di oggi. Siamo vissuti in anni diversi e, per questo, abbiamo fatto esperienze diverse. Una, per me fondamentale, è stato vivere la rivoluzione copernicana fattami fare dal Concilio Vaticano II: nel modo di pensare Dio, il nostro rapporto con lui, il suo desiderio di noi.

Sono nonna di due nipoti che hanno già più di vent’anni e devo riconoscere che sembra sia rimasto ben poco di quello che ho cercato di trasmettere loro. Qualche volta però, arrivano con una domanda, su Dio, come lo pensiamo noi cristiani, sulla salvezza, sulla Bibbia. E ogni volta salta fuori la protesta: “ ah, perché queste cose non me le hai mai dette nessuno, mi hanno detto invece….”. E qui emerge un’idea di Dio meschina, di un ottuso e terribile legislatore che tiene una contabilità in cui si è sempre perdenti, di un Dio ‘gabbia’ a cui sacrificare la propria libertà. Ed è una cosa ben strana, perché ho cercato di trasmettere loro l’entusiasmo di Dio ricevuto dalla lettura della Bibbia. È strano che, parlando con i miei nipoti, senta rispuntare fuori, come un vampiro cui non si riesce a piantare il paletto nel cuore, l’idea di un Dio così deprimente che è meglio non crederci.
Io non posso far altro che ripetere, a te che sei giovane, quello che papa Leone ci ricorda in questi giorni: nella Bibbia “Dio ci parla. È importante cogliere la differenza tra la parola e la chiacchiera: quest’ultima si ferma alla superficie […] mentre nelle relazioni autentiche, la parola non serve solo a scambiarsi informazioni e notizie, ma a rivelare chi siamo. In tale prospettiva, la prima attitudine da coltivare è l’ascolto, […] allo stesso tempo, siamo chiamati a parlare con Dio, non per comunicargli ciò che Egli già conosce, ma per rivelare noi a noi stessi.”
La tua storia – ci svela la Bibbia – è cominciata tanto tempo fa, prima della creazione del cosmo e del tempo: è cominciata nella mente di Dio, di quel Dio che ti ha chiamato/a all’esistenza, perché tu potessi arrivare a condividere la Sua VITA. Prima di te, c’ è un progetto di Dio su di te. Cosa vuol dire? Che non sei libero/a di essere chi vuoi essere? Se il progetto fosse fatto da un essere umano (per esempio un genitore), sì, sarebbe una limitazione grande alla tua libertà, perché gli umani sono per natura limitati, finiti: se io occupo uno spazio tuo, lo tolgo a te.
Ma se uno dei due è Dio, che è infinito e che è il tuo creatore, che ti offre la possibilità di diventare simile a Lui, siamo sicuri che è la stessa cosa?
Se Dio c’è – e non dico se ci credi, perché Dio, se esiste, esiste anche se tu non ci credi – se Dio esiste è la sua mano che sorregge la tua esistenza, è Lui lo spazio infinito in cui può esprimersi la tua libertà. Perché Dio è un modello infinito; è come una luce che colpisce un cristallo sfaccettato, traendone tanti raggi di luce colorata, diversi l’uno dall’altro.
Anche tu farai liberamente brillare un raggio di un colore di luce che sarà tuo e solo tuo. Dio non si sostituirà a te, ma ti sorreggerà, non sbucando fuori da una nuvola, ma attraverso le persone che ti amano, quelle che incontri; attraverso le parole che ascolti, attraverso le sue parole che ancora risuonano nelle pagine della Bibbia. Questo ho imparato, su di me e su Dio, in 65 anni di lettura della Bibbia.

Paola Dalli