La vita è cambiata molto, non ho più le ansie, vivo in una serenità di sicurezza, di certezza.
La vedovanza cambia la vita, anche se non è cambiato niente praticamente, prima si occupava di me mia moglie, adesso la badante, i miei figli sono vicini, anzi più vicini. Sono cambiato io.
Sono cambiato e potrei essere perso e smarrito, invece sono più sereno di prima. Non ho più paura di qualcosa che mi può capitare, non aspetto eventi particolari che mi diano gratificazioni. Forse sono un incosciente, ma vivo nella serenità, nella sicurezza.
Nella mia attuale situazione ho pochi scambi con le persone: un ictus che mi ha tolto la mobilità e, soprattutto, mia moglie Maria non c’è più.
Ho incontrato una nostra amica ieri sera, di oltre 90 anni, che aveva bisogno di parlare. Ho subito dopo pensato di raccontare tutto a Maria, che era l’unica a cui sarebbe interessato. Ma Maria non c’è più.
La vita sembra zoppa, ma non può essere zoppa. Di fatto è rimasta nuda e vera. Durante l’esistenza hai una serie di obiettivi, che ti riempiono, ma non dovrebbero, perché sono provvisori, ci metti la fede, ma spesso è quasi come un contorno.
Poi arrivi al momento in cui capisci che la fede è tutto e la vita non ha altre giustificazioni, è tutto.
Sapere che, come sono nato, morirò, mi lascia molto insoddisfatto.
Abbiamo una componente interiore di sentimenti, affetti, che non possono più essere soddisfatti da puri ragionamenti.
La mia fede ha fatto dei grossi passi, da quando ho cominciato a perdere delle sicurezze nella vita. L’ictus. Prima volevo essere presente dappertutto, ed ero insoddisfatto di non farcela, dopo l’ictus avevo un alibi. Poi è morta Maria e io ora non sono più autonomo: a questo punto è inevitabile che tu ti interroghi, scopri la sostanza per cui vivi, perché non può essere vero solamente quello che porti dentro, compresi i sensi di colpa….
Ha influito sulla mia vita certamente la gratificazione, l’immagine che ho sempre dato di ragazzo da stimare, mentre di fatto ho mancato alle cose più grosse, sono stato superficiale, non ho approfondito nessuno studio…È palese la dicotomia tra le cose che sono mancate e la stima che gli altri avevano di me.
Adesso sento dentro una grande serenità, addirittura esasperata. Lo stato di vita nuovo mi soddisfa, ma non come prima, quando ero contento per una bella figura, adesso provo serenità anche senza gratificazioni.
Ho smesso di cercare, ho toccato il mistero della verità, il mistero. Non si possono cercare qui punti di riferimento certi. Non ci sono, a cui attaccarti, e non devono esistere. Una vita di ricerca del mistero, nel mistero.
La pillolina che, fra le numerose altre, prendo ogni giorno non può soddisfare tante esigenze personali.
Manca la Maria, certo, ho momenti di malinconia, ma mai un rimpianto di quello che eravamo insieme: la vorrei vicino a me adesso, qui, ma non ho il rimpianto di quello che non abbiamo fatto. Stante questo desiderio che dà malinconia, ho la sensazione, anzi la certezza, che non può essere finita così, la ritroverò, anche se non ho idea di come.
Il paradiso l’abbiamo costruito alla nostra dimensione. Ma non può essere un luogo, vicino ad altri posti. É uno stato di vita e io aspetto di vedere dentro a questo mistero, non ho fretta, ma neanche paura di arrivarci, è normale, succederà così, non mi preoccupa come. Quel qualcosa che mi verrà proposto non devo temerlo, sarà sicuramente buona cosa. Non è prospettiva che fa paura.
La vita è cambiata molto, non ho più le ansie, vivo in una serenità di sicurezza, di certezza.
La vedovanza cambia la vita, anche se non è cambiato niente praticamente, prima si occupava di me mia moglie, adesso la badante, i miei figli sono vicini, anzi più vicini. Sono cambiato io.
Sono cambiato e potrei essere perso e smarrito, invece sono più sereno di prima. Non ho più paura di qualcosa che mi può capitare, non aspetto eventi particolari che mi diano gratificazioni. Forse sono un incosciente, ma vivo nella serenità, nella sicurezza.
Poi ora mi capita nella preghiera, nella comunione, di avere momenti di serenità quasi innaturale. Mi prende come qualcosa che viene da dentro. Qualche volta provo anche la gioia nel dire il rosario. Avevo il dubbio sul perché moltiplicare le stesse parole tante volte, ma se sei in un certo stato d’animo lo dici con entusiasmo: adesso mi capita. La sera quando vado a letto, massimo alle 10,30/11, io seduto sul letto non ho difficoltà a dire il rosario. Una volta avrei avuto un senso di colpa se non lo finivo, adesso no. Una volta, se non finivo era male, adesso amministro con più coscienza la mia vita interiore.
Mi piacerebbe tornare alla Messa quotidiana, questo sì.
Anche se non parlo di vecchiaia, ma di argomenti normali – forse eccedo nel parlare – mi accorgo che le cose le vedo con più verità, certezza, tranquillità. Questo è un regalo insperato, non cercato. Non può essere frutto di una pillola.
Canticchio spesso, canzoni del mio tempo, e la signora/badante mi prende benevolmente in giro. Spesso insieme ridiamo. In chiesa oggi si preparava un funerale ed entrambi ci siamo detti “e se ci togliessimo il pensiero e ci mettiamo lì sdraiati…” e abbiamo anche riso tanto.
Penso molto meno alla mia vita passata con rammarico, vivo questo tempo qui: non me lo sono imposto, d’istinto.
Una volta in compagnia cercavo cose allegre, di essere simpatico, forse una cosa che mi imponevo, oggi sono già contento di stare in compagnia, anche se non parlo. Questo non toglie che se mi capita di essere solo e non impegnato in qualcosa, mi accorgo che tutto attorno a me parla di Maria e questo mi dà malinconia, non rimpianto. Non desidero tornare indietro, ma ho desiderio della sua presenza. È scomparsa, ma apparentemente, perché so che non è finita, la ritroverò. Una vita che non finisce mai: questo fa parte del mistero che ti dice che non ti devi dare dei riferimenti definiti, affidati al mistero che è buono e che ti vuole bene, è un mistero buono, non cercare di capire. L’ha detto anche Gesù. Lo Spirito ti aiuta pian piano a capire qualcosa.
Un dubbio ce l’ho: se Dio è quello che è, cioè la mente che ha messo in piedi tutto, ha dato senso alla vita, perché è così difficile per gli uomini arrivare a conoscerlo? Anche quelli che praticano, credo nella maggioranza, lo fanno per convenzione. Un mio collega praticante una volta mi disse che veniva a Messa ma sapeva che quello a cui partecipava non era vero. In quanti hanno approfondito? Perché è così difficile? In pochi approfondiscono la teologia. Perché? È probabilmente nella natura umana il fatto di vivere la vita nel dubbio, in ricerca.
Forse sono un incosciente, ma certamente è cambiato molto il mio rapporto con tutto. Molti libri che ho non li ho mai aperti e me ne facevo un cruccio, adesso mi interessa meno.
È un momento di verità, sono in rapporto con la sostanza della vita. Se il giudizio finale è come dicono, un esame spaventoso…, ma non penso che sia così e non ho paura di quel giudizio.
Mi interessa la conclusione.
Un’altra “scoperta” di questo mio tempo: mi pare di poter dire che certamente l’incontro con il Signore non è frutto di letture o di studio, ma avviene in noi, nel nostro intimo, e avviene non razionalmente, fa parte del mistero in cui viviamo, lo si avverte sensibilmente in un modo che ora oserei dire inequivocabile. Si dice che lo si incontra nei poveri…probabilmente è vero, ma solo se l’incontro con un “povero” provoca una partecipazione intima spontanea.
Capisco perché la fede è un dono del Signore e perché, per conservarla, occorre una vita interiore e perché sul piano della fede la vecchietta che non ha studiato è sullo stesso piano del dotto teologo. Sono cose certamente note, ma bisognose di una scoperta personale! E alla mia età si scoprono tante cose, la verità della vita!
Piergiorgio Maiardi