Non so se ti fa piacere, ma ti dico subito una cosa: un giorno capiterà anche a te qualcosa del genere, cioè, di essere debole e forse solo. Non aver paura: in quel giorno, io ti libererò (non pensare a dei miracoli). Giorno dopo giorno, notte dopo notte ti starò accanto e tu sarai ‘felice’. Sì, felice, ma di una felicità nuova: ti sentirai accompagnato da me, in due si va meglio.
Felicitazioni, rallegramenti, beatitudini sono espressioni che sentiamo spesso. Anche la Scrittura , salmi in testa, abbonda di ‘rallegramenti’ o, come preferiscono le nostre traduzioni, ‘beatitudini’ Esempi: “Beati i miti, beati gli operatori di pace, beato l’uomo che ha cura del debole …”. Questa ultima parola sta all’inizio del salmo 41 (salmo che rientrava qualche giorno fa nella lettura quotidiana della Scrittura fatta da me e alcuni amici). Raccomandazione: leggete il salmo e così capite meglio il senso del mio articoletto. Di fatto, io rileggo il salmo in modo libero, ma spero corretto, secondo il genere letterario del midrash (midrash è una parola ebraica che significa cercare, indagare). Questo genere mi permette di impostare il salmo a dialogo: c’è Dio, c’è l’uomo, ci sono io!
Ecco il testo. Mi rallegro e mi congratulo con te! Mi rallegro, perché vedo che ti prendi cura delle persone deboli, malate, sole in casa o in altro luogo. Mi rallegro! Non so se ti fa piacere, ma ti dico subito una cosa: un giorno capiterà anche a te qualcosa del genere, cioè, di essere debole e forse solo. Non aver paura: in quel giorno, io ti libererò (non pensare a dei miracoli). Giorno dopo giorno, notte dopo notte ti starò accanto e tu sarai ‘felice’. Sì, felice, ma di una felicità nuova: ti sentirai accompagnato da me, in due si va meglio. Soffrirai, ma io sarò lì, con te. Sarò io stesso a rifarti il letto e ad alzarti (che lusso!). Ascolterò anche i tuoi sfoghi, li conosco già tutti: sono sfortunato, guarda cosa mi va a capitare, una volta il mondo andava meglio, ce l’hanno tutti con me, quanti nemici che mi trovo! Beh, a volte mi vengono a trovare, mi fanno tanti auguri, mi fanno coraggio, ma poi … Poi, vanno fuori e dicono: è proprio messo male, questa volta non ce la fa, e lo vanno anche a dire in giro! C’è una cosa che mi fa male solo a ricordarla: ho sempre aiutato un caro amico, … anche lui ora mi imbroglia tra furbizie e complimenti. Non se ne può più! Sono in un pantano di tristezza e di pregiudizi: sugli altri e anche su Dio! Mi viene di pensare. Se sto male è perché sei tu, Dio, che punisci i miei peccati o perlomeno ti dimentichi di me. So che è un pensiero brutto, anche sbagliato, comunque qualcuno me lo ha messo dentro e, a volte, anche lo predica. Nello stesso tempo, mi viene un altro pensiero, questo sì, molto brutto, che non va d’accordo col Vangelo di Gesù. È un istinto di rivalsa, è voglia di stragi!
Senti, Signore, questa preghiera … confusa, contraddittoria, lacerata: “Ma tu, Signore, abbi pietà, rialzami … che io li possa ripagare. Da questo saprò che tu mi vuoi bene: se non trionfa su di me il mio nemico” (eufemismo per augurare la morte del nemico?). Per fortuna o per grazia il salmo non finisce qui. C’è il versetto 13 che recita così: “Per la mia integrità tu mi sostieni e mi fai stare alla tua presenza per sempre”. Se ho capito bene tu, Signore, non farai strage di nemici, ma sosterrai chi è ‘integro’ … solo chi è integro? E io, e i tantissimi che non sono integri: dove vanno a finire? Fermiamoci sulla parola ‘integrità’. Se volesse dire soltanto innocenza, perfezione, impeccabilità, intoccabilità … saremmo rovinati! Gli studiosi della lingua ebraica evocano termini come ‘appartenenza, partecipazione, unione, fedeltà, armonia …’ Io sono integro non per una operazione mia, ma per una ‘operazione del Signore’, compiuta nel suo mistero pasquale. Pertanto – e veniamo al salmo – leggerei liberamente così: “Signore, io ti appartengo: sostienimi sempre con la tua presenza”. Ma sorge un’ultima domanda: da dove si capisce che sono integro, nel senso che ti appartengo e che in un qualche modo ti assomiglio? Bisogna tornare all’inizio. Io ti appartengo e ti assomiglio quando mi prendo cura del debole. Se così fosse, se così sarà, se mi impegnassi davvero in questa direzione, udrei una voce dal Cielo, che grida per tutta la terra: “Rallegramenti per chiunque ha cura del debole, rallegramenti infiniti (ovviamente)”.
don Franco Govoni
