La truffa del finto carabiniere

”Pronto? Suo figlio ha avuto un incidente”

Proteggerci con più saggezza

Una voce preoccupata, una storia credibile, la paura per chi si ama: è così che funzionano le truffe telefoniche più diffuse ai danni delle persone anziane. Conoscere i meccanismi psicologici usati dai malintenzionati è il modo migliore per non cadere nella trappola — perché il cuore grande di chi ha vissuto molto merita di essere protetto, non sfruttato

Immaginiamo una signora ultraottantenne che vive sola. È pomeriggio, il telefono squilla. Una voce maschile, seria, quasi affannata: «Signora, sono il maresciallo Rossi, chiamo dalla caserma. Suo figlio è rimasto coinvolto in un incidente stradale, non si è fatto niente di grave, ma c’è una questione legale urgente da risolvere subito. Serve un pagamento, altrimenti…». La signora non sa che suo figlio sta benissimo, che il maresciallo Rossi non esiste, e che quella voce appartiene a un truffatore professionista che sta lavorando su decine di numeri contemporaneamente.

Questa truffa — nota come “truffa del finto incidente” o “truffa del finto carabiniere” è una delle più diffuse e delle più dolorose, perché colpisce esattamente dove fa più male: l’amore per i propri cari. I truffatori sanno bene che una persona anziana, di fronte alla paura per un figlio o un nipote, può perdere lucidità. Ed è proprio questa la leva che usano: creare urgenza, agitare paura, non lasciare tempo per ragionare. Come abbiamo visto parlando di fake news, sono sempre le emozioni forti a cortocircuitare lo spirito critico che è la nostra prima difesa.

Il copione varia, ma segue sempre lo stesso schema. Dopo la chiamata del “carabiniere” o del “medico”, arriva una seconda fase: un complice si presenta fisicamente a casa della vittima, travestito da forze dell’ordine o da incaricato ospedaliero, per ritirare denaro contante o gioielli. È una messinscena costruita con cura, che sfrutta anche il rispetto quasi automatico che molte persone hanno per le figure di autorità.

Esistono varianti altrettanto insidiose: il finto avvocato che chiama per conto del nipote “nei guai”, il falso postino che deve consegnare un pacco ma chiede un pagamento in contanti, il sedicente tecnico dell’acquedotto che deve entrare in casa per un controllo urgente. In tutti questi casi, la struttura è la stessa: urgenza, autorità, paura, pressione.

Come difendersi? La regola d’oro è semplice: prima di fare qualsiasi cosa, riagganciare e richiamare direttamente il familiare che si dice essere in pericolo. Non importa quanto la situazione sembri urgente, perché un vero carabiniere non si offende se si verifica. Se non si riesce a contattare il familiare, chiamare il 112, il numero ufficiale, e non quello indicato da chi ha chiamato. E soprattutto: le forze

dell’ordine non vengono mai a ritirare denaro a casa. Mai, per nessun motivo.

Una cosa importante va aggiunta: chi cade in questa truffa non deve vergognarsi. Questi truffatori sono professionisti esperti, allenati a sfruttare le emozioni più naturali e umane. Le vittime sono spesso persone attente e di buon senso, che in un momento di paura per un figlio o un nipote hanno agito d’istinto. L’istinto di proteggere chi amiamo non è una debolezza — è una qualità bellissima, che non va mai confusa con l’ingenuità.

Vale la pena ricordarlo: chi usa il telefono ogni giorno per sentire la voce dei propri figli, per scambiarsi auguri con i nipoti, per restare in contatto con la comunità parrocchiale, fa un uso bellissimo di questo strumento. Imparare a riconoscere le trappole non significa diventare diffidenti verso il mondo: significa proteggere, con un po’ di saggezza in più, la serenità che ci siamo costruiti.

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