Una vecchiaia infantile

Cosa pensa della vecchiaia S. Agostino?

La vita umana va giudicata per la qualità non per il suo protrarsi

Sommario – S. Agostino (Tagaste 354 – Ippona 430) in gioventù fu professore di retorica; dopo la conversione (il cui lungo e tormentato processo egli ci racconta nelle Confessioni) fu per lunghi anni vescovo di Ippona. Ci ha lasciato una mole ingente di scritti, che hanno avuto un peso straordinario nella storia del pensiero cristiano per molti secoli].

«In questa vita siamo tutti mortali, ma l’ultimo giorno di questa vita è per ogni individuo sempre incerto. Tuttavia nell’infanzia si spera di giungere all’adolescenza; nell’adolescenza alla giovinezza; nella giovinezza, all’età adulta; nell’età adulta, all’età matura; nell’età matura, alla vecchiaia. Non si è sicuri di giungervi, ma si spera. La vecchiaia, al contrario, non ha davanti a sé alcun altro periodo da potere sperare: la sua stessa durata è incerta. Certo è solo che non resta più alcun’altra età che possa succedere alla vecchiaia. Io, per volontà di Dio, giunsi in questa città nel vigore della mia vita; ma ora la mia giovinezza è passata e io sono ormai vecchio» (1).

«Osservate inoltre come per la nostra carne non si dia alcuna stabilità. L’infanzia se ne vola passando nella fanciullezza; tu cerchi L’infanzia ed essa non c’è più, perché già al suo posto c’è la fanciullezza. Ma questa in un attimo vola nell’adolescenza; cerchi la fanciullezza e non la trovi. L’adolescente diventa giovane; cerchi l’adolescente e non c’è più. Il giovane diventa vecchio; cerchi il giovane e non c’è. Il vecchio muore: cerchi il vecchio e non lo trovi più» (2).

In conclusione, che cosa veramente pensa Agostino della vecchiaia? Dal versante esistenziale collettivo, è qualcosa che tutti bramano di conseguire, ma contro la quale, una volta raggiunta, tutti ugualmente manifestano disagio e disappunto («Non ha promesso a noi credenti, come fosse una gran cosa, la longevità, l’estrema vecchiaia, che tutti desiderano prima che venga, ma di cui tutti si lamentano quando viene») (3); e non a torto, giacché vivere a lungo non è altro che accumulare un tempo in sé negativo («Che cos’è dunque vivere a lungo, se non sopportare lunghi tormenti? Che cos’altro è vivere a lungo, se non aggiungere a quelli cattivi altri giorni cattivi?») (4), in un’insensata corsa verso la fine («Ma lo stesso vivere a lungo cos’altro è se non una corsa verso la fine?») (5) il cui percorso è disseminato di sofferenze (6) e di conseguenti lamentele, senza gioia alcuna […]. Anelando alla vecchiaia, insomma, gli uomini in realtà non fanno che desiderare una lunga infermità (7). Risulta d’altronde destituito di valore anche il consolatorio luogo comune della ‘saggezza’ senile: «Non sono i vecchi ad avere la sapienza (Gb 32,9), poiché origine della sapienza non è la vecchiaia» (8) […]. Da ciò risulta già sufficientemente chiaro che la vecchiaia come tale non costituisce affatto un premio per il giusto: lo dimostra il fatto che molti credenti muoiono prematuramente, mentre vi sono empi che vivono fino a tarda età; e

se così è, la vita umana non va giudicata per il suo protrarsi nel tempo, ma al contrario in base alle qualità che la contraddistinguono (9). Solo la totale gratuità della grazia divina può, mediante un processo di conversione, spezzare finalmente il circolo vizioso delle età umane, infondendo nel vecchio una giovinezza spirituale (10); è anzi necessario che le qualità dell’infanzia passino alla vecchiaia e viceversa: «Sia pertanto la vostra vecchiaia una vecchiaia infantile, e la vostra fanciullezza una fanciullezza adulta» (11); una coincidentia oppositorum possibile esclusivamente in una diversa economia (12).

Antonio Cacciari

Note
1 Lettera 213,1.
2 Esposizioni sui Salmi, LXII, 6.
3 Comm. al Vg. di Gv XXXII, 9,22.
4 Discorsi LXXXIV, 2.
5 Discorsi CVIII, 3.
6 Cf. Discorsi LXXXI, 8: «molti motivi di lagnanza vi sono in vecchiaia: c'è la tosse, il raffreddore, la vista offuscata,
l'ansito, la spossatezza».
7 De cat. rud. 16, 24 (CCL 46, 149; NBA VII/2, 237): «qual è la durata della vita d'un uomo, anche se diventa vecchio?
O, quando gli uomini desiderano la vecchiaia, che altro desiderano se non una lunga infermità?».
8 Annotazioni sul libro di Giobbe, 34.
9 I costumi della Chiesa cattolica I,10,17: «s'è già detto che queste età vanno giudicate per la loro durata temporale, ma
non in base alla virtù e alla saggezza».
10 Esposizioni sui Salmi, CXVIII, s. v, 2: « Per quanto dunque l'uomo sarà decrepito a causa degli anni e della vecchiaia
per quel che concerne il suo corpo, egli sarà giovane dinanzi a Dio se si converte e riceve il rinnovamento, opera della
grazia».
11 Esposizioni sui Salmi, CXII,2.
12 Da: A. CACCIARI, La vecchiaia in Agostino, in U. Mattioli ♱ – A. Cacciari – V. Neri [a cura di], Senectus III. La
vecchiaia nell’antichità ebraica e cristiana, Pàtron, Bologna 2007, 513-539.