Nuove sollecitazioni nel tempo dell’aumento degli over 65

Case di accoglienza degli anziani di ispirazione cristiana

Un Coordinamento diocesano per servire meglio

Una visione di futuro, il rapporto tra le Case di accoglienza e le comunità parrocchiali, la qualità dell’accoglienza: alcuni profili su cui lavorare insieme.

Un’iniziativa interessante è stata promossa dall’equipe diocesana della pastorale anziani con le Case di accoglienza di persone fragili e anziani di ispirazione cristiana presenti sul territorio della diocesi: un primo incontro in marzo di conoscenza reciproca, confronto e avvio di un percorso comune, a cui è seguito l’approfondimento in gruppi di lavoro con restituzione reciproca di quanto emerso l’11 giugno. Una ventina le realtà coinvolte. Presente nelle occasioni plenarie l’Arcivescovo assieme al Vicario Generale per l’amministrazione, mons. Roberto Parisini, e al Vicario Episcopale per la formazione, don Davide Baraldi, segno di premura e di accompagnamento forte da parte della Chiesa di Bologna.

L’importanza è da collegare sia al servizio che ciascuna Casa svolge per le persone anziane sia alla situazione inedita, attuale e in prospettiva, di aumento forte degli over 65 anni, fenomeno che esige orientamenti e azioni efficaci da parte della politica e della pastorale.

I profili di attenzione considerati negli incontri sono stati tre.

Innanzitutto, una visione di futuro da condividere, in termini di sostenibilità e di evoluzione: gestire l’esistente o puntare ad uno sviluppo che preveda anche modalità innovative di servizio, di apertura al territorio per creare reti e ampliare le possibilità di accompagnamento delle persone più fragili?

Quindi il rapporto con le parrocchie. Le Case insistono su territori che appartengono a comunità parrocchiali, non sono bolle, zone franche rispetto alle dinamiche del vivere insieme sotto tutti i profili. L’intreccio non è facoltativo: gli ospiti sono membri del popolo di Dio, anche quando sono nell’estrema dipendenza, i tempi della loro vita, le feste, la malattia, la morte, i sacramenti sono un accudimento/una cura che le Case di ispirazione cristiana non possono tralasciare. Il volontariato, sempre più necessario, deve trovare nella parrocchia un serbatoio capiente. Le Case di accoglienza non possono codificare nei fatti il fenomeno della segregazione tra le generazioni, anzi possono essere strumenti per una tessitura nuova: un fatto provvidenziale che aiuta tutti a scoprire e sperimentare che la vita non coincide con la giovinezza, mentre il resto è una lunga decadenza.

Infine, la qualità dell’accoglienza riservata agli ospiti, ai loro familiari e ai lavoratori/lavoratrici: il Vangelo che orienta il servizio deve concretizzarsi in azioni e opportunità tese a promuovere e sostenere la dignità di ogni persona, in un annuncio esemplare, di testimonianza anche per il contesto sociale, per altre esperienze di accoglienza, ugualmente alle prese con tutte le dinamiche dell’invecchiamento della popolazione.

Alla luce del percorso fatto e delle prospettive presentate si è condivisa la scelta di creare un Coordinamento delle Case di accoglienza anziani come espressione della Chiesa bolognese della volontà di continuare a lavorare insieme in questo ambito.

Beatrice Draghetti