Dono e responsabilità

Il Concilio, evento di gioia – Piergiorgio Maiardi

Fasi della vita personale e fasi della vita della Chiesa

Fu l’arrivo a Bologna del card. Lercaro, nel 1952, quando avevo 16 anni, che gradatamente cambiò il mio approccio alla fede. Il Concilio mi colse in questa fase e quindi non mi sorprese, ma mi entusiasmò

Il Concilio fu senz’altro per me un evento vissuto con un interesse gioioso, perché mi pareva che rendesse patrimonio della Chiesa qualcosa che avevo già cominciato a respirare nell’ambito privilegiato della Diocesi di Bologna e in quello dell’Azione Cattolica dei giovani. A Bologna l’Arcivescovo Lercaro ci aveva fatto scoprire la Messa e don Dossetti aveva iniziato ad avvicinarci alla Bibbia! E noi giovani eravamo stati coinvolti nella “missione” per l’applicazione del Direttorio per la celebrazione della Messa domenicale che, negli auspici dell’Arcivescovo, sarebbe stata percepita e vissuta come “più che un precetto, un bisogno dello spirito, come è, per il corpo, il pasto quotidiano” (Notificazione del 1955).

Ricordo le campagne annuali per la Messa e un corso di esercizi spirituali a Monteveglio, predicato da don Dossetti che utilizzava una Bibbia tascabile edita dalla “Fiorentina”: non esisteva ancora una traduzione ufficiale della CEI.

La Bibbia rappresentava senz’altro una novità per noi: conoscevamo il Vangelo attraverso le letture domenicali che non seguivano un itinerario e ci proponevano i brani più noti. Nella Messa si leggeva anche l’epistola che mi pare si riferisse prevalentemente alle lettere apostoliche e agli Atti degli Apostoli, ma la lettura, come peraltro anche quella del Vangelo, era rigorosamente fatta privatamente dal celebrante, con le spalle ai fedeli, in latino. Fummo noi giovani a iniziarne la lettura della traduzione in italiano con il microfono dal retro dell’altare. I più evoluti seguivano la Messa con il messalino in cui si trovava, con il testo latino, la traduzione italiana delle preghiere e delle letture.

Sono nato nel 1936 in una famiglia molto credente e il mio primo rapporto con la fede religiosa fu molto legato alle norme ed alle pratiche di devozione, in casa non ricordo esistesse una Bibbia, ma forse neanche un Vangelo, eppure si recitava quotidianamente il rosario, che veniva guidato a turno dalle due sorelle maggiori, e le litanie lauretane erano recitate rigorosamente in latino con una loro orecchiabilità che ho fatto fatica a ritrovare nella traduzione italiana. La sera del 1° novembre, festa dei Santi, era il babbo che assumeva la guida del rosario intero, nei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, recitato in latino a suffragio dei morti.

Fu l’arrivo a Bologna del card. Lercaro, nel 1952, quando avevo 16 anni, che gradatamente cambiò il mio approccio alla fede. Il Concilio mi colse in questa fase e quindi non mi sorprese, ma mi entusiasmò: ricordo che, in particolare, fu la Costituzione sulla Chiesa, la Lumen Gentium, quella che mi fece più impressione e, con l’Azione Cattolica dei giovani, me ne feci presentatore entusiasta anche in qualche assemblea parrocchiale, senza rendermi troppo conto che questa metteva in crisi l’Azione Cattolica che, fino ad allora, aveva ritenuto quasi riservata a sè la partecipazione dei laici all’apostolato della Chiesa. Ricordo un associato che mi fece notare, rimproverandomi, che sposando la Costituzione conciliare, avevo distrutto l’Azione Cattolica!

Il rapporto con la Scrittura, trattato dalla Costituzione “Dei Verbum”, credo sia stata, assieme alla “Lumen Gentium”, la novità più profonda nel mio rapporto con la Chiesa: da una fede “cieca” e indiscutibile nella verità proposta dalla Chiesa ad un rapporto di riflessione e di scoperta di un mistero grande e affascinante, vissuto in una Chiesa-comunità di dialogo e di preghiera. La Bibbia, in particolare l’Antico Testamento, era avvicinata non come libro da studiare, ma come dialogo con il Signore, condizione che permette di accettare un linguaggio lontano dal nostro, a volte difficile da comprendere. Il rapporto con i Salmi, ad esempio, con situazioni e fatti che ci paiono fuori dalla realtà, lascia interdetti e solamente con il tempo e l’abitudine a frequentarli nella preghiera diventano accettabili fino a gustarli!

Per me è stato così ed ora cerco di raccontarlo ad altri adulti ed anziani per i quali resta ancora un problema! Ricordo che da Aspirante dell’A.C., fine anni ‘40’ e inizio ‘50’, il presidente della mia associazione parrocchiale dichiarava, senza avere contradittori, di non accettare l’Antico Testamento, perché presentava un Dio assai diverso da quello dell’amico Gesù!

Mi accorgo ora che la mia vita ha attraversato fasi, diversissime fra loro, di una profonda evoluzione della vita della Chiesa e del rapporto dei credenti con la fede, che per me si è fatta via via più convinta e più matura – per altri non è stato così: senz’altro un dono, ma forse anche una ulteriore responsabilità!

Piergiorgio Maiardi