A Bologna nel tempo del Concilio Vaticano II

La missione diocesana sulla Messa – Gabriella Zarri

Una iniziativa promossa dal Card. Giacomo Lercaro dal 1962 al 1964

La missione diocesana sulla Messa è un episodio molto significativo della stagione di rinnovamento liturgico che precede e accompagna il Concilio Vaticano II. Tra il 1962 e il 1964 la cosiddetta “missione sulla Messa” promossa dal cardinale Giacomo Lercaro si configura non come un evento isolato, ma come un processo pastorale organico.

Già nel 1962, anno di apertura dell’assise conciliare, l’arcivescovo bolognese imposta teologicamente il percorso: attraverso lettere pastorali, incontri con il clero e direttive diocesane, egli insiste sulla natura ecclesiale dell’Eucaristia, allora intesa prevalentemente come pratica devozionale e privatistica. La Messa viene presentata come atto della Chiesa riunita, azione di Cristo e del popolo di Dio insieme, anticipando temi che saranno solennemente recepiti nella costituzione Sacrosanctum Concilium.

Il 1962 appare così come l’anno della fondazione dottrinale e pedagogica: prima ancora di modificare i riti, Lercaro intende formare una coscienza ecclesiale capace di comprenderli. A questo scopo prepara insieme ad alcuni collaboratori degli appositi sussidi catechetici. Il primo di questi, A Messa, figlioli!, è un direttorio liturgico già in uso dal 1955, che diviene il testo da diffondere e commentare nel primo anno della missione diocesana. Nel 1963 e 1964 seguirono poi altri due volumetti, di impronta decisamente teologica esposta tuttavia in modo catechetico, che furono composti da don Giulio Malaguti, fresco di dottorato conseguito alla Lateranense. I due volumetti vengono presentati dalla Presidenza diocesana dell’Azione Cattolica come Testo della Catechesi agli adulti per la Missione diocesana, anno II e III, a prova che la riforma liturgica era stata preceduta ed accompagnata da una preparazione capillare che coinvolgeva parrocchie e associazioni e che poneva la Messa al centro di una completa catechesi sulla chiesa e i sacramenti. Di quella Missione io ricordo soprattutto quel monito preso in prestito dalla Didachè: “Se condividiamo il pane celeste, come non condividere il pane terreno?”. Un insegnamento spesso ripetuto dal card. Lercaro e da lui realizzato con la attivazione di una “famiglia” adottiva costituita da giovani universitari di estrazione povera e proseguita anche da don Malaguti quando, divenuto nel 1966 Decano della comunità universitaria di San Sigismondo, ospitava studenti e docenti, condividendo sempre la mensa con altre persone.

La riforma liturgica di Lercaro proseguì poi con la progressiva attuazione dei necessari cambiamenti: la riorganizzazione degli spazi celebrativi, la valorizzazione dell’ambone, l’uso più ampio della lingua italiana e la formazione di lettori e collaboratori laici rendono visibile un mutamento già interiorizzato sul piano teologico.

In queste diverse fasi molto importante divenne il contributo delle strutture diocesane già costituite, come l’Ufficio Nuove chiese e gli architetti che vi facevano parte, l’Ufficio Liturgico e catechetico. Questo solo per ricordare che nell’attuazione della missione diocesana bolognese, giustamente considerata prototipo della riforma liturgica conciliare, gli attori e collaboratori furono più numerosi di quanto l’attuale storiografia tende ad accreditare.

Gabriella Zarri