La riforma liturgica ha rappresentato una svolta epocale: finalmente il popolo “bue” poteva assistere in modo consapevole e partecipe alla Messa, fare la comunione tutti i giorni, non dover restare a digiuno dalla sera precedente, senza neppure poter bere acqua!
Delle liturgie di quando ero piccola ricordo il brusio che noi bambini facevamo, mentre il celebrante proferiva parole in una lingua incomprensibile (era il latino che a quell’età non conoscevamo e che avremmo studiato soltanto e maluccio alla scuola media), in mezzo a una densa nebbia di incenso che ci faceva tossire e ridacchiare. Naturalmente il catechista girava in mezzo ai banchi sgridandoci e tirando scappellotti…a quei tempi nessuno protestava, tanto meno i genitori che avrebbero sgridato noi perché non obbedienti a un adulto. La fatica di stare composti ad ascoltare qualcosa che non capivamo era compensata dai film che il cinema parrocchiale proiettava dopo la benedizione pomeridiana, ugualmente noiosa e piena di incenso.
Non posso dimenticare i riti della liturgia pasquale, direi, del Sabato Santo, nella quale ricordo ancora, con tenerezza e allegria, il vecchio parroco che travasava acqua da secchi e catini, con gesti incomprensibili e con grande divertimento di noi bambini.
Ai tempi delle scuole medie, con due amiche del cuore (eravamo un trio tormentato e pieno di domande!) ci lamentavamo della Chiesa e del fatto che la sentivamo estranea alla nostra vita. Ci salvò un cappellano illuminato che ci diede da leggere libri che parlavano di preti fuori dal coro. Mi appassionai a Bruce Marshall e al suo Padre Smith (il primo fu “Il mondo, la carne e padre Smith”), arguto e attento ai fenomeni sociali: anticipava la grande svolta del Concilio. Per me fu una rivelazione.
Poi, in pochi anni la grande svolta: il Vangelo veniva letto in italiano e il celebrante cercava di fare omelie comprensibili anche per noi giovani… nel frattempo ero cresciuta, ero una adolescente sportiva e curiosa. Al termine dell’adolescenza cominciai a prendere consapevolezza di ciò che il Concilio significava: aveva rivoluzionato il modo di porsi della Chiesa nei confronti dei fedeli e la riforma liturgica si manifestava in tutta la sua bellezza e ricchezza: era iniziata la scoperta della Scrittura. La liturgia diventava una realtà comprensibile che noi giovani riempivamo di canti e chitarre. Molti storcevano il naso, ma noi eravamo felici di cantare a squarciagola canzoni che sentivamo vicine al nostro sentire.
La riforma liturgica ha rappresentato una svolta epocale: finalmente il popolo “bue” poteva assistere in modo consapevole e partecipe alla messa, fare la comunione tutti i giorni, non dover restare a digiuno dalla sera precedente, senza neppure poter bere acqua!
Riuscivamo a capire le parole di Gesù durante l’ultima cena, scoprire la bellezza dei diversi momenti del rito eucaristico e diventare partecipi, non più presenze passive che ignoravano l’importanza di ciò che il celebrante stava compiendo.
Angela Garuti