Durante gli anni ‘60 e ‘70 del millenovecento, noi baby boomers ci trovammo a fare il mestiere degli adolescenti, che è sempre stato quello di contestare l’establishment, ovvero “le forze, i valori, il potere del sistema dominante, della classe egemone” (per dirla questa volta con la Treccani).
Sono nato nel 1949, quindi faccio parte della fortunata generazione dei baby boomers: cioè, secondo Wikipedia, sono “una persona nata in Nord America o in Europa tra il 1946 e il 1964, ovvero durante il periodo dell’esplosione demografica avvenuta in quegli anni, noto con il termine inglese baby boom, che proseguì parallelo al boom economico registrato in questi Paesi nel secondo dopoguerra.” Tradotto: ho avuto una fortuna sfacciata, perché sono nato in un periodo storico ed in un luogo geografico (Bologna, Emilia-Romagna, Europa) nei quali si verificarono le migliori condizioni di vita che mi è possibile immaginare, per quel po’ che conosco la Storia e la Geografia della Terra.
Durante gli anni ‘60 e ‘70 del millenovecento, noi baby boomers ci trovammo a fare il mestiere degli adolescenti, che è sempre stato quello di contestare l’establishment, ovvero “le forze, i valori, il potere del sistema dominante, della classe egemone” (per dirla questa volta con la Treccani). Insomma: si aveva da ridire contro tutto il mondo esistente, nel quale stavamo entrando, e che – giustamente – non ci soddisfaceva. Ma avevamo speranze ragionevoli (seppur forse velleitarie ed illusorie) di potervi apportare significativi miglioramenti. Quali poi siano stati gli esiti è un altro discorso, ma l’idea soggettiva che si aveva allora del futuro del mondo era decisamente ottimistica.
Veniamo a noi: contribuirono a questo sentimento diffuso tra la maggior parte dei baby boomers (non tutti, è bene sottolinearlo) tanti fenomeni, ingredienti di una specie di brodo di cultura: musica pop, moda, letteratura, controculture varie. Non ultima, almeno per i baby boomers che guardavano con attenzione anche alla Chiesa Cattolica, l’apertura del Concilio Vaticano II, l’11 ottobre del 1962. Contesto nel quale ci trovavamo allora “noi giovani”: pochi giorni prima, il 5 ottobre 1962, fu pubblicato nel Regno Unito Il primo 45 giri ufficiale dei Beatles, lato A “Love Me Do”, lato B “P.S. I Love You”. Circa tre anni dopo (1965), Francesco Guccini – che non ha finito l’Università ma ha letto molto – compone “Dio è morto (se Dio muore, è per tre giorni poi risorge)” , un brano musicale il cui testo (secondo Wikipedia) “è ispirato al poema di Allen Ginsberg intitolato L’urlo mentre il titolo al mito di Friedrich Nietzsche della Morte di Dio. Nell’aprile 1967 il brano fu inciso in contemporanea da Caterina Caselli e dal gruppo beat I Nomadi.”
(Per i più giovani: cercate “45 giri” su Wikipedia, che vi spiega che cosa fu. Se avete ancora voglia, cercate il testo della canzone suddetta – Dio è morto – per avere un’idea abbastanza fedele dell’aria che tirava in quegli anni).
Nello stesso anno (1965), dunque, Guccini compone “Dio è morto” e i vescovi di tutta la Chiesa cattolica, riuniti e Roma in concilio, pubblicano la “Dei Verbum” (18 novembre), cioè la “Costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione”: certo, generi letterari ed autori sono molto diversi, ma – almeno per chi allora assisteva a questi eventi, e caso mai si laureava ma non aveva letto Ginsberg e Nietzche– tutto si teneva in un convinto desiderio di rinnovamento, cambiamento, miglioramento.
La Catechesi di Leone XIV (lo scorso mercoledì 4 febbraio 2026), spiega in modo chiaro e sintetico la novità e l’importanza (ancora attuale oggi) delle affermazioni “scoperte” nella Dei Verbum.
Cito alcune frasi dalla catechesi del Papa, perché sono scritte molto meglio di quanto potrei fare io:
· (La Dei Verbum) indica nella Sacra Scrittura, letta nella Tradizione viva della Chiesa, uno spazio privilegiato d’incontro in cui Dio continua a parlare agli uomini e alle donne di ogni tempo.
· Se dunque la Scrittura è parola di Dio in parole umane, qualsiasi approccio ad essa che trascuri o neghi una di queste due dimensioni risulta parziale.
· … soprattutto quando proclamata nel contesto della liturgia, la Scrittura intende parlare ai credenti di oggi, toccare la loro vita presente con le sue problematiche, illuminare i passi da compiere e le decisioni da assumere. Questo diventa possibile soltanto quando il credente legge e interpreta i testi sacri sotto la guida dello stesso Spirito che li ha ispirati
Fu sulla base di queste convinzioni che incominciammo allora a leggere -cioè a studiare personalmente e poi a riflettere in gruppi settimanali- la Parola di Dio, cioè i libri dell’Antico e del nuovo Testamento, finalmente affrontati per intero ed in lingua italiana. E questi gruppi di lettura continuano ancora, seppur mutati nel corso del tempo in diverse formazioni, come e più dei Nomadi che da quasi 60 anni cantano Dio è morto. Le parole di Leone XIV a chiusura della catechesi di mercoledì 4 febbraio 2026, ci tornano nuovamente utili: … ringraziamo il Signore perché, nella sua bontà, non fa mancare alla nostra vita il nutrimento essenziale della sua Parola e preghiamo affinché le nostre parole, e ancor di più la nostra vita, non oscurino l’amore di Dio che in esse è narrato.
Ferdinando Conti