Avendo una certa età, il passato mi appare spesso per situazioni, immagini, quasi come slogan visivi. Dei flash, datati fra i 10 e i 18 anni.
Flash 1: Fino a 10 anni ho dormito nella stessa camera coi miei fratelli e la notte, al buio, ci dicevamo i nostri sogni e desideri. I miei fratelli sognavano storie epiche di eroi come nei film visti alla tv. Io sognavo di avere una bacchetta magica come le fate. Saltavo di tetto in tetto e in ogni casa toglievo tutta la sofferenza del mondo. Poi sognavo di studiare, non come la mamma che aveva dovuto smettere da piccola e ogni volta che le facevo una domanda mi rispondeva: chiedilo a tuo padre. Per la festa di carnevale della scuola la mamma ci comprava solo un cappello, di più non poteva. Io chiesi un cappello che avevo visto dal cartolaio: era bianco, di carta crespa, a punta come quelli che avevo visto agli studenti universitari in piazza per la loro festa.
Flash 2: Dopo pochi anni cominciai a vedere al telegiornale i Vescovi al Concilio Vaticano II. Mi parve del tutto logico e coerente che decidessero che anche le donne studiassero come i preti, perché dovevano essere egualmente preparate per entrare nella Chiesa con responsabilità. E ne ero orgogliosa.
Fu alle medie che cominciai a sentire parlare della Bibbia. A dire il vero ci sono due episodi che mi ricordo. Il mio libro di religione riportava passi dell’Antico Testamento: il diluvio universale, Sodoma e Gomorra sotto una specie di eruzione vulcanica ecc. Cose tetre, e mi misi a discutere con il prete di Religione, perché tutto ciò non corrispondeva minimamente all’immagine del Dio buono che accoglieva i poveri e i sofferenti (ancora loro!), come mi aveva insegnato mia nonna quando andavo a Messa in campagna. Poi fui impressionata dal prologo del Vangelo di Giovanni che veniva letto a tutte le Messe. Andai in sagrestia sotto l’impulso di parlarne con qualcuno, e qui per mia fortuna trovai padre Pigini, scultore e artista, che con un largo sorriso (dovevo essere molto buffa!) mi spiegò che nella Bibbia c’era molto altro.
Flash 3: Alle superiori mio padre mi dava i soldi per comprare i libri di scuola. Prima andavo da Nanni che aveva quelli usati, poi da Parolini. Con quella montagna di testi tornavo a casa stanchissima e con una angoscia che quasi mi prendeva allo stomaco: ce la avrei fatta ad affrontare quella montagna di libri? Anche solo a leggerli? Poi la curiosità prendeva il sopravvento, cominciavo a sfogliarli e tutto passava. Così quando mi dissero che la Bibbia era una specie di raccolta di libri, come in una biblioteca speciale, mi sembrò impossibile affrontarla. Come avrei fatto? Poi la curiosità mi aiutò a fare il primo passo. Anzitutto cominciai a risparmiare sulle merende, per poi andare con una amica della parrocchia a comprarla. Forse era la moda di allora, ma quella simil-biblioteca stava ben nascosta nella borsetta, come il segreto dei primi cristiani, pronta a emergere al bisogno. Era il Nardoni piccolo.
Flash 4: Ora si trattava di leggerla. Era estate, al caldo stesa sul divano, cominciai a cercare un libro piccolo, ingenuamente pensando che sarebbe stato più facile. Era il Cantico dei Cantici. Mi piacque moltissimo, non capii nulla. Ne parlai con l’insegnante di religione che mi disse: per forza, bisogna leggerlo in gruppo. E così cominciò per me l’avventura dei “Gruppi Biblici”.
Martina Amaduzzi