Nel 2021 Papa Francesco istituì la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, la quarta domenica di luglio, per ricordare il dono della vecchiaia e celebrare chi tramanda la fede alle generazioni successive.
Leone XIV accompagna la Giornata di quest’anno con un messaggio, dal titolo bello ‘Io invece non ti dimenticherò mai’, promessa che Dio fa a ciascuno di noi per bocca del profeta Isaia (49,15)
Anche l’Arcivescovo Zuppi ha desiderato farsi sentire vicino in questa occasione, attingendo dal messaggio di Leone XIV motivi di incoraggiamento e di speranza.
Videomessaggio dell’Arcivescovo Zuppi
Messaggio di Papa Leone XIV la giornata dei nonni e degli anziani
I santi Gioachino e Anna godono di fama diffusa, anche se di loro non si parla nella Bibbia e non si hanno notizie certe: ciò che si sa è ricavato da testi apocrifi. Senza figli per anni,
le loro suppliche vengono ascoltate, quando un angelo appare separatamente a entrambi e li avverte che stanno per diventare genitori. Il loro incontro sulla porta di casa, dopo l’annuncio, si arricchisce di dettagli leggendari: il bacio che si sarebbero scambiati è stato tramandato dinanzi alla Porta Aurea sulle mura di Gerusalemme.
Sposi che si sono voluti bene e che Dio ha benedetto coinvolgendoli, ignari e docili, nella vicenda del suo farsi uomo per la salvezza di tutti.
Il loro culto si è sviluppato prima in Oriente, poi in Occidente e lungo i secoli la Chiesa li ha ricordati in date diverse.
Dopo il Vaticano II sono stati ricongiunti in un’unica celebrazione il 26 luglio. Nel 2021 Papa Francesco istituì la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, la quarta domenica di luglio, per ricordare il dono della vecchiaia e celebrare chi tramanda la fede alle generazioni successive.
Leone XIV accompagna la Giornata di quest’anno con un messaggio, dal titolo bello ‘Io invece non ti dimenticherò mai’, promessa che Dio fa a ciascuno di noi per bocca del profeta Isaia (49,15), particolarmente consolante per chi ha l’impressione che la propria vita non rivesta interesse per nessuno e venga trascurata.
Anche l’Arcivescovo Zuppi ha desiderato farsi sentire vicino in questa occasione, attingendo dal messaggio di Leone XIV motivi di incoraggiamento e di speranza.
Sarà bello nelle comunità cristiane pregare il 26 luglio con gli anziani e per gli anziani, si farà anche festa – con giudizio, perchè questo brutto caldo è infido per loro – e si potrà far tesoro di quanto emergerà da riflessioni e iniziative. È sempre molto importante, infatti, il dopo festa, non avendo nessuna intenzione di ‘gabbare lo santo’.
Papa Francesco anni fa interpellò gli anziani come ‘nuovo popolo’: il numero di persone avanti con l’età non è mai stato così alto nella storia umana.
Questa longevità è un’esperienza inedita e in questo dilatarsi della vita si fa più evidente il profilo della fragilità che, compagna di ciascuno fin dalla nascita, sembra prendere il sopravvento. Leone XIV ci invita a non aver paura della fragilità, a riconoscerla come ‘chiamata’ e quindi potenziale di luce anche per le altre età della vita.
Cosa può significare?
Fare i conti con il limite evidenzia che si ha bisogno di aiuto, che qualcuno deve avere cura di noi, che si dipende. Non è piacevole scoprirsi limitati, ricordando un passato di autosufficienza. Ma questa scoperta può essere una grande esperienza umana, spirituale e religiosa. Sui limiti evidenti dell’anzianità si infrangono molti deliri di onnipotenza: oggi la grande impresa degli anziani potrebbe essere proprio quella di accogliere il fatto di essere limitati e fragili, per mettere in moto una serie virtuosa di atteggiamenti e di azioni che, se fossero assunti a modalità del nostro vivere insieme, vicino e lontano, migliorerebbero l’umanità: accorgersi finalmente dei bisogni degli altri, occuparsene in termini di cura, organizzarla perché sia efficace. L’esperienza del limite riconosciuto e accolto si può considerare garanzia di restare umani. La disumanità che sperimentiamo sempre più cruda è perchè si disprezzano fragilità e limiti, si esalta l’onnipotenza anche nelle sue manifestazioni più violente, l’egoismo esasperato, la separatezza e la chiusura che producono scarti. Attraverso la consapevolezza del limite, che è di ogni persona, anche se con profili e urgenze diversi, passa la speranza della conversione umana del nostro vivere insieme.
Beatrice Draghetti per Bologna Sette
