Dei Verbum

Ubbidisci … al maestro! – Paola Dalli

Dio parla utilizzando il nostro linguaggio

“Se dunque la Scrittura è parola di Dio in parole umane, […] una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall’ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate […]”.

Il più grande dei miei figli ha frequentato le prime tre classi delle elementari in una piccola scuola di periferia in una città umbra. Posta in mezzo agli ulivi, poteva evocare paesaggi biblici, ma la didattica del maestro poneva seri problemi di interpretazione del testo sacro. Non c’era ancora stata la Revisione del Concordato del 1984 e l’Insegnamento della Religione era obbligatorio; veniva impartito dal maestro di classe, come per tutte le altre materie.
Un giorno mio figlio, tornato a casa da scuola, mi comunicò che il maestro aveva parlato dei Dieci comandamenti, mettendo ben in chiaro che il comandamento più importante è quello che ordina di obbedire ai genitori e, soprattutto, al maestro. Peccato che il maestro avesse dimenticato un comandamento precedente, che avverte di non pronunciare invano il nome di Dio, cioè di non fare dire a Dio, nascondendosi dietro la sua autorità, quello che fa comodo a noi.
Quante cose si possono far dire alle parole… Eppure, sono il mezzo più potente ed umano che abbiamo per comunicare agli altri i nostri pensieri, le nostre intenzioni, le nostre emozioni: tutto il nostro mondo interiore. Possiamo anche camuffarci dietro le parole, manipolarle, piegarle al raggiungimento dei nostri scopi …
Eppure, Dio, quando ha scelto di entrare in rapporto con gli uomini, per farsi comprendere ha condiviso il nostro linguaggio, assumendo tutti i limiti e i rischi che questo comporta: fraintendimenti, distorsioni, manipolazioni…
Dio non ha fatto piombare dalle nuvole un bel pacco con i libri della Scrittura, ma ha parlato a degli uomini: ognuno con la sua personalità e la sua cultura, vissuti in posti e tempi diversi. E questi uomini, ognuno con la propria individualità, hanno poi scritto quello che Dio aveva fatto loro sperimentare e comprendere.
A noi, che leggiamo i testi biblici due o tremila anni dopo, è richiesto – per forza – impegno ed attenzione, per non capire fischi per fiaschi.
Come nota papa Leone “Se dunque la Scrittura è parola di Dio in parole umane, […] una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall’ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate […]”.
Per capirci meglio, ritorniamo al comandamento così opportunisticamente interpretato dal maestro di mio figlio. Essendo abituati ad una istruzione religiosa che generalmente coincide con il catechismo fatto ai bambini, spontaneamente è proprio ai bambini che applichiamo il comandamento: “onora tuo padre e tua madre”, normalmente interpretato come “ubbidisci a mamma e babbo”. Ma se ricostruiamo l’ambiente storico in cui il comandamento è maturato ed è stato definito, ci accorgiamo che è rivolto a uomini adulti, non a bambini. Le parole sono le stesse, ma il significato cambia: dice a persone nel pieno delle loro forze di rispettare e curare genitori ormai anziani, spesso malati, magari con la testa che non funziona più bene.
Posso concludere testimoniando che quel po’ di impegno necessario per leggere dei commenti che aiutino a ricostruire il significato originario dei testi è ampiamente ripagato dalla ricchezza di significati che ci si dischiude davanti e dalla loro attualità nella nostra vita. Sempre rimanendo al quarto comandamento, ora che non sono più bambina e che i miei genitori sono morti, scopro che mi riguarda ancora: mi ricorda il diritto al rispetto e all’affetto di chi, vecchio come me, sta peggio di me.

Paola Dalli