Ero ammalato e mi avete visitato

La ringrazio della visita

Una reciprocità benedetta

L’invito di Gesù a visitare chi soffre non è un comando, ma una ‘rivelazione’, che si fa indicazione, è lo svelamento di una Presenza, la sua.

È una delle espressioni più belle che mi capita di sentire quando vado in visita all’ospedale. Con un pizzico di comprensibile compiacimento ti piacerebbe sentire anche: Grazie delle parole, grazie della comunione, grazie della benedizione … [A proposito di benedizioni, una volta, un signore mi disse: Non ci provi nemmeno, sono ateo e non sono moribondo!] Comunque, spesso mi dicono: “grazie della visita”. Questo mi fa pensare al “peso”, al senso profondo della parola “visita”. Se diamo anche solo un’occhiata alla Bibbia, troviamo tante volte la parola “visita”. Se preghiamo al mattino con la Liturgia delle Ore, troviamo che si dice: “ha visitato e redento il suo popolo” [Qui, la parola viene a significare: redimere, comprare, salvare] Ma è nel Vangelo di Matteo che la parola risuona più forte, e ti tocca anche emotivamente: “ero ammalato e mi avete visitato, in carcere e siete venuti a trovarmi” (Matteo 25,36). Notiamo che Gesù non dice: Ti avevo comandato di visitare i malati e non l’hai fatto, di andare a trovare i carcerati e non ci sei andato. Non c’è un comando, bensì una “rivelazione” che si fa indicazione e invito. Come dire: Sai, dove sto io? Sto all’ospedale, nelle case, nei campi profughi … e sono contento se vieni a visitarmi! No, non è un comando, ma è lo svelamento di una presenza. Credo che un ammalato abbia solo tanta voglia di guarire, un carcerato tanta voglia di uscire; e credo anche che difficilmente si sentano nei panni di Gesù in croce. Ma quando un ammalato ti ringrazia perché lo visiti, o un carcerato perché lo vai a trovare, si accende una luce, avviene una rivelazione. Esagerando un po’, dico che avviene come una “teofania”: un Dio che si mostra nella carne adagiata su un letto, un Dio che si mostra nella carne aggrappata alle sbarre, un Dio che si mostra nella carne che affoga in mare … Il pastore/prete (io) che va a visitare la pecora/ammalata, certo che non vede, ma … “trova” che là su quel letto c’è Gesù che gli dice: “ti ringrazio della visita, sei benedetto del Padre mio”. Io sono davvero commosso del bene che mi fanno gli ammalati. Certo è fatica andarli a visitare, ma è niente rispetto alla “benedizione” che mi danno. Uno sguardo, un silenzio, un gesto, una parola, un gemito, a volte anche una parolaccia, sono una benedizione vera e reale, anche se non strettamente sacramentale. Se mi è richiesta, do volentieri anch’io una benedizione. Ma, dentro di me, sento di riceverla: ogni volta che mi parlano (e io non li capisco), mi guardano (e non sanno che sono), tengono la loro mano nella mia (e io sento che non riescono più a stringerla) … e la benedizione passa!

Don Franco Govoni