L’Incarnazione del Figlio di Dio, in forza della quale Dio stesso si è fatto uno di noi, condividendo l’esperienza umana in tutto fuori che nel peccato, è segno di questa condivisione ed è chiamata dell’uomo, una condizione di vita che lo rende partecipe della vita divina.
La sua vicenda non si esaurirà sulla terra, ma si prolungherà in una esistenza ultraterrena.
È un’affermazione ricorrente nella teologia e nel magistero della Chiesa, utilizzata anche dal Concilio Vaticano II.
Qual è il significato di questa espressione? Essa non può riferirsi a tutte le condizioni di vita possibile, Gesù non è stato coniugato, non ha avuto figli, non è stato anziano…
Si potrebbe pensare alla identità di Gesù, in quanto uomo-Dio. Ed è vero, se, come viene insegnato nella Chiesa, l’uomo è stato voluto sulla immagine di Gesù, figlio di Dio, fattosi uomo come noi. In questo modo di vedere le cose la conformità a Cristo diventa modello dell’uomo voluto da Dio sulla terra.
Come insegna san Paolo, siamo stati pensati da Dio sulla immagine del figlio suo Gesù, che ha condiviso momenti, gioie, sofferenze eccetto il peccato.
San Paolo è molto chiaro a proposito di questa conformità a Cristo pensata da Dio per l’uomo. Basti ricordare quello che afferma nella lettera ai Romani: “Dio ci ha predestinati ad essere conformi alla immagine del figlio …”. (cfr. Rom, 8,29)
È un punto molto importante della teologia cattolica.
Secondo la Costituzione conciliare Gaudium et spes, Gesù “svela pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione” (n. 22).
L’Incarnazione del Figlio di Dio, in forza della quale Dio stesso si è fatto uno di noi, condividendo l’esperienza umana in tutto fuori che nel peccato, è segno di questa condivisione ed è chiamata dell’uomo, una condizione di vita che lo rende partecipe della vita divina.
La sua vicenda non si esaurirà sulla terra, ma si prolungherà in una esistenza ultraterrena.
Come è da intendere la conformità a Cristo, che è alle radici della identità dell’uomo?
Gesù Cristo, una identità da scoprire come modello dell’uomo
I molti anni vissuti da Gesù a Nazaret in una vita semplice, si direbbe silenziosa, contengono un grande insegnamento sul valore e sul significato della vita ordinaria vissuta nella semplicità e nella osservanza della legge divina.
Certamente non vi possiamo trovare le infinite varietà di situazione in cui gli uomini possono trovarsi.
Ma attraverso i pochi momenti di vita che vengono descritti per l’infanzia di Gesù, e soprattutto negli insegnamenti che Gesù offrirà nella sua vita pubblica, troviamo indicazioni e orientamenti di vita che sono garanzia di successo, andando oltre l’orizzonte terreno.
L’al di là rappresenta la grande sfida che si ritrova anche in altre religioni.
L’unicità o peculiarità rispetto alle altre religioni resta l’evento della risurrezione di Gesù dopo una morte umiliante sulla croce.
La sconfitta della morte rappresenta un evento unico che non ha confronti.
In nessuna religione troviamo un simile evento, anche se non mancano segnalazioni di qualche contatto con l’oltre morte.
La risurrezione resta l’evento decisivo per offrire l’identità di Gesù Cristo. Ed è la risurrezione che porta a compimento la nostra rassomiglianza a Cristo.
Don Fiorenzo Facchini