Ricordi giovanili

La mensa è imbandita – Claudio Longhi detto Striner

Bisaggna ster atenti, c'an faggna un pò tropp

La mia adolescenza è stata formata assaporando i frutti del Concilio, sostenuta da uno stuolo di preti, sia giovani sia datati, davvero entusiasti.

Cresciuto all’ombra del campanile, o futuro tale, per me ‘Chiesa’ era quell’edificio spoglio, che fu la chiesa provvisoria della mia parrocchia all’estrema propaggine nord-est della Bolognina e, da noi cinni, conosciuta come ‘la chiesina’, dove svolgevo il mio inconscio servizio di chierichetto.

Messe biascicate in latino, mentre le signore dicevano il rosario e uno dei grandi ci faceva dire tutti gli ‘atti’ possibili: di fede, di speranza, di carità e di contrizione, ma già l’Epistola e il Vangelo venivano annunciati simultaneamente in italiano. Dopo l’offertorio e l’Orate Fratres si arrivava al Sanctus e al Benedictus ci si segnava. Non capivo perchè nelle Messe solenni e cantate il Benedictus si cantasse dopo l’elevazione… quando, dopo un’infinita serie di segni di croce su patena e calice, suonavo il campanello appunto per l’elevazione, poi il Pater Noster e tante altre preghiere, fino a quando il didascalo (termine sussunto molto più avanti negli anni), leggendo da un libricino chiamato ‘A Messa, figlioli!’ si diceva ‘La mensa è imbandita, il Padre invita i suoi figli’ ed io, che non ‘capivo una saetta’, mi domandavo cosa c’entrassero i banditi. Mah!

Poi, dopo l’Agnus Dei, ero pronto a suonare il campanello mentre il prete si comunicava e mi voltavo a guardare se qualcuno si inginocchiava alla balaustra per ricevere la comunione ed in caso contrario sussurravo al prete ‘nessuno’! Infine, portate le ampolline, si terminava la Messa leggendo un altro Vangelo in latino sottovoce e con l’Ite, Missa est, e altre Avemaria si rientrava in sagrestia.

Non sto a citare le ‘Messe’ della Settimana Santa, di cui la più strana era quella del Venerdì Santo: la più ‘insgumbié’ , che però diventò il canovaccio della liturgia eucaristica post conciliare, mettendo davvero ordine alla liturgia e a tutte le forme di pietà. Ricordo che la nonna il Giovedì Santo mi portava al ‘sepolcro’ e mi diceva “di mò na rechia a Gesò” : un requiem a Gesù!!!

Poi arrivò il Concilio. Ricordo perfettamente quel giorno: la scuola era iniziata da una decina di giorni e il prete che ci ‘faceva’ religione (il parroco di San Benedetto, che mi pare si chiamasse don Serrazanetti), ci parlò di quell’evento e poi la sera alla TV la grande processione e il discorso di San Giovanni XXIII ‘Cari figlioli, sento le vostre voci…anche la luna…etc’.

Così la mia adolescenza è stata formata assaporando i frutti del Concilio, sostenuta da uno stuolo di preti, sia giovani sia datati, davvero entusiasti. Si iniziò la collaborazione con le parrocchie limitrofe, alcune ‘giovani’. Cominciammo ad avere tra le mani opuscoletti dalla copertina gialla con i quali don Vincenzo Gamberini, don Vittorio Zoboli, don Giovanni Catti, don Nildo Pirani girando per le varie parrocchie ci aiutavano a comprendere e approfondire lo spirito di novità del Concilio.

In ordine, la prima fu la ‘Sacrosantum Concilium’, la più ‘sensibile’, avendo riformato la liturgia eucaristica, anche se gradualmente, nei riti, nella lingua e nei testi. Si cominciò nel 1965 col ‘girare’ gli altari e l’uso della lingua nazionale, lasciando ancora il Canone in latino, fino alla completa attuazione nel 1969 che consolidò quello che tutto sommato è il rito in uso attualmente.

Certo aver reso possibile la comprensione dei testi giovò molto alla partecipazione consapevole, facendo vivere l’azione liturgica.

Altra grande conquista fu la possibilità di leggere personalmente la Bibbia, dovuta all’applicazione della “Dei Verbum” e alla grande iniziativa delle Edizioni San Paolo che consentì a tutti l’acquisto di una Bibbia economica al costo di mille lire. Ricordo la gioia, quando con don Vincenzo Gamberini, cappellano della mia parrocchia, andammo in vespa in via Marsala alla libreria delle Paoline per comprare la MIA ‘prima’ Bibbia con l’avvio della ‘Lettura Biblica’ settimanale in parrocchia, comunque sempre guidata da un sacerdote, perchè, come diceva il vecchio parroco: “bisaggna ster atenti, c’an faggna un pò tropp”. Riforma sì…ma cum grano salis!!

Infine, la scoperta della Chiesa attraverso la “Lumen Gentium”:sentirsi popolo, gregge amato, cristiani responsabili per diventare cristiani maturi, adulti nella fede. Forse è stato l’esercizio più arduo con la ricerca di un giusto equilibro nel rispetto dei ruoli.

Grande aiuto, e frutto del Concilio, è maturato grazie alla presenza in diocesi del carisma di don Giuseppe Dossetti e dei tanti che ne hanno accolto e trasmesso lo spirito.

Non ultima l’iniziativa dell’Ufficio vigiliare domenicale il sabato sera nei ‘tempi forti’ fin dai primi anni 70 nella cripta della Cattedrale con Mons. Marco Cè, che riscosse tanta adesione da doversi trasferire in Cattedrale per contenerci tutti, tanti erano i fedeli, tra cui moltissimi giovani.

Claudio Longhi detto Striner